Comunicato Stampa
Più antica del Sole: gli astronomi trovano nuovi indizi sull'origine della cometa interstellare 3I/ATLAS
06 Luglio 2026
Alcuni astronomi hanno utilizzato il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO (Osservatorio Europeo Australe) per studiare in dettaglio la composizione chimica di 3I/ATLAS, l'oggetto interstellare più luminoso mai osservato. Misurando specifiche impronte chimiche – le prime osservazioni di questo tipo per una cometa formatasi al di fuori del Sistema Solare – hanno scoperto che 3I/ATLAS ha probabilmente avuto origine nella periferia di un antico sistema stellare. Questi risultati gettano una nuova luce sulla storia della formazione di questa cometa, mostrando che potrebbe essere molto più antica del Sole.
Le comete interstellari sono oggetti ghiacciati formatisi intorno a una stella diversa dal Sole che occasionalmente si avventurano nel Sistema Solare. "Sono come fossili di un processo di formazione planetaria avvenuto molto lontano, ma che abbiamo la possibilità di studiare da una distanza molto più ravvicinata", afferma l'astronoma Cyrielle Opitom, ricercatrice presso l'Università di Edimburgo, nel Regno Unito. Insieme con Jean Manfroid e Damien Hutsemékers dell'Università di Liegi, in Belgio, Opitom ha condotto lo studio su 3I/ATLAS pubblicato oggi da Nature Astronomy.
3I/ATLAS è il terzo oggetto interstellare mai scoperto, dopo 1I/ʻOumuamua e 2I/Borisov. È stato individuato mentre si avvicinava al Sole e ha trascorso un tempo sufficiente nel Sistema Solare da permettere agli astronomi di studiarlo in dettaglio. Mentre è stato difficile misurare la composizione dei primi due oggetti interstellari (nel primo gli astronomi non hanno rilevato gas e il secondo era troppo debole), per 3I/ATLAS non è stato così. Grazie alla luminosità senza precedenti dell'oggetto, Opitom, Manfroid, Hutsemékers e il loro gruppo hanno potuto misurare i rapporti isotopici della cometa,cioè le quantità relative delle diverse forme dello stesso elemento.
Utilizzando lo strumento UVES installato sul VLT dell'ESO, il gruppo ha misurato i rapporti degli isotopi di carbonio e azoto nelle molecole di cianuro presenti nel gas che circonda la cometa. Si sa che questi rapporti sono un buon indicatore dell'origine di una cometa, poiché sono molto sensibili alle condizioni fisiche dell'ambiente di formazione e non ci si aspetta che cambino molto durante il viaggio della cometa nello spazio.
"A differenza delle comete del Sistema Solare, questo visitatore interstellare presenta rapporti isotopici di carbonio e azoto insolitamente elevati", spiega Aravind Krishnakumar, ricercatore presso l'Università di Liegi e coautore del nuovo studio. Uno studio simile, condotto da Martin Cordiner presso il Goddard Space Flight Center della NASA negli Stati Uniti e pubblicato alla fine del mese scorso su Nature, aveva trovato un rapporto isotopico del carbonio simile, nonché livelli elevati di deuterio, chiamato anche idrogeno pesante [1]. Lo studio ha utilizzato i dati del telescopio spaziale James Webb, un progetto congiunto delle agenzie spaziali statunitense, europea e canadese.
Nel complesso, i risultati del gruppo di Opitom indicano che la cometa si è probabilmente formata nelle regioni esterne di un sistema intorno a una stella vecchia e "a bassa metallicità". Una stella a bassa metallicità è una stella nella cui composizione si trovano pochi elementi più pesanti dell'elio, che si ritiene si sia formata quando l'Universo era molto più giovane e meno ricco di elementi chimici rispetto ad ora. Il gruppo sospetta quindi che la cometa 3I/ATLAS abbia avuto origine intorno a una stella molto più vecchia del Sole. "3I/ATLAS rappresenta un'opportunità davvero entusiasmante per studiare la composizione di un altro sistema planetario, formatosi ben prima che esistessero il Sole e il Sistema Solare", afferma la co-autrice Rosemary Dorsey, ricercatrice presso l'Università di Helsinki, in Finlandia. Le evidenze provenienti dagli studi dei diversi gruppi indicano che 3I/ATLAS ha più del doppio dell'età del Sole.
A mano a mano che 3I/ATLAS si allontana dal Sole e diventa progressivamente più debole, anche le sue osservazioni al VLT si stanno avvicinando alla fine. Il futuro Extremely Large Telescope (ELT) dell'ESO consentirà misure simili per futuri oggetti interstellari, includendone anche di meno luminosi di 3I/ATLAS. "Il campo degli oggetti interstellari è ancora molto nuovo e non sappiamo davvero cosa aspettarci. Ogni volta che ne viene scoperto uno nuovo, ci riserva nuove sorprese", conclude Opitom.
Note
[1] Un gruppo di lavoro guidato da Salazar-Manzano e Paneque-Carreño ha utilizzato ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), di cui l'ESO è partner, per misurare l'acqua deuterata (o semi-pesante) in 3I/ATLAS. Hanno anche trovato livelli elevati di questo tipo di acqua rispetto a quelli trovati nelle comete del Sistema Solare.
Ulteriori Informazioni
Questi risultati sono stati presentati in un articolo pubblicato da Nature Astronomy (doi:10.1038/s41550-026-02921-7).
L'equipe è composta da C. Opitom (Institute for Astronomy, University of Edinburgh, Royal Observatory, Regno Unito [Edinburgh]), J. Manfroid (STAR Institute, University of Liège, Belgio [STAR]), D. Hutsemékers (STAR), E. Jehin (STAR), M. M. Knight (Volgenau Department of Physics, United States Naval Academy, Annapolis, MD, USA), K. Aravind (STAR), L. Ferellec (Faculty of Science and Engineering, Northumbria University, Newcastle, Regno Unito), D. Bodewits (Physics Department, Edmund C. Leach Science Center, Auburn University, AL, USA), V. V. Guzmán (Instituto de Astrofísica, Pontificia Universidad Católica de Chile, Santiago, Cile), M. Cordiner (Department of Physics, Catholic University of America, Washington, DC, USA e Astrochemistry Laboratory, NASA Goddard Space Flight Center, Greenbelt, MD, USA), R. C. Dorsey (Department of Physics, University of Helsinki, Finlandia), F. La Forgia (Department of Physics and Astronomy, University of Padova, Italia), M. Lippi (INAF - Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Firenze, Italia), B. P. Murphy (Edinburgh), C. Snodgrass (Edinburgh).
L'ESO (European Southern Observatory o Osservatorio Europeo Australe) consente agli scienziati di tutto il mondo di scoprire i segreti dell'Universo a beneficio di tutti. Progettiamo, costruiamo e gestiamo da terra osservatori di livello mondiale - che gli astronomi utilizzano per affrontare temi interessanti e diffondere il fascino dell'astronomia - e promuoviamo la collaborazione internazionale per l'astronomia. Fondato come organizzazione intergovernativa nel 1962, oggi l'ESO è sostenuto da 16 Stati membri (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera), insime con il paese che ospita l'ESO, il Cile, e l'Australia come partner strategico. Il quartier generale dell'ESO e il Planetario e Centro Visite Supernova dell'ESO si trovano vicino a Monaco, in Germania, mentre il deserto cileno di Atacama, un luogo meraviglioso con condizioni uniche per osservare il cielo, ospita i nostri telescopi. L'ESO gestisce tre siti osservativi: La Silla, Paranal e Chajnantor. Sul Paranal, l’ESO gestisce il VLT (Very Large Telescope) e il VLTI (Very Large Telescope Interferometer), così come due telescopi per survey, VISTA, che lavora nell'infrarosso, e VST (VLT Survey Telescope) in luce visibile. Sempre a Paranal l'ESO ospiterà e gestirà la schiera meridionale di telescopi di CTA, il Cherenkov Telescope Array Sud, il più grande e sensibile osservatorio di raggi gamma del mondo. Insieme con partner internazionali, l’ESO gestisce APEX e ALMA a Chajnantor, due strutture che osservano il cielo nella banda millimetrica e submillimetrica. A Cerro Armazones, vicino a Paranal, stiamo costruendo "il più grande occhio del mondo rivolto al cielo" - l'ELT (Extremely Large Telescope, che significa Telescopio Estremamente Grande) dell'ESO. Dai nostri uffici di Santiago, in Cile, sosteniamo le operazioni nel paese e collaboriamo con i nostri partner e la società cileni.
La traduzione dall'inglese dei comunicati stampa dell'ESO è un servizio dalla Rete di Divulgazione Scientifica dell'ESO (ESON: ESO Science Outreach Network) composta da ricercatori e divulgatori scientifici da tutti gli Stati Membri dell'ESO e altri paesi. Il nodo italiano della rete ESON è gestito da Anna Wolter.
Links
- Articolo scientifico
- Video di 3I/ATLAS della serie "Chasing Starlight", con interventi di Cyrielle Opitom (December 2025) - in inglese
- Fotografie del VLT
- Scoprite ulteriori informazioni sull'ELT (Extremely Large Telescope) dell'ESO's sul sito dedicato e nella cartella stampa
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Contatti
Cyrielle Opitom
School of Physics and Astronomy, University of Edinburgh
Edinburgh, United Kingdom
Tel.: +44 (0)131 668 8350
E-mail: copi@roe.ac.uk
Aravind Krishnakumar
Space sciences, Technologies & Astrophysics Research (STAR) Institute, University of Liège
Liège, Belgium
E-mail: aravind139@gmail.com
Rosemary Dorsey
University of Helsinki
Helsinki, Finland
E-mail: rosemary.dorsey@helsinki.fi
Bárbara Ferreira
ESO Media Manager
Garching bei München, Germany
Tel.: +49 89 3200 6670
Cell.: +49 151 241 664 00
E-mail: press@eso.org
Joerg Gasser (press contact Svizzera)
Rete di divulgazione scientifica dell'ESO
E-mail: eson-switzerland@eso.org
Sul Comunicato Stampa
| Comunicato Stampa N": | eso2608it-ch |
| Nome: | 3I/ATLAS |
| Tipo: | Solar System : Interplanetary Body : Comet |
| Facility: | Very Large Telescope |
| Instruments: | UVES |
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